Vivi a Bologna o ti trovi nei paraggi e vuoi trascorrere qualche ora in mezzo alla natura? Allora ti consigliamo una visita alle Cascate del Dardagna. Se cerchi un’alternativa alla solita passeggiata fuori porta, questo sito rappresenta una vera riserva naturale nel cuore del Parco del Corno alle Scale, dove il compie un salto di oltre 250 metri di dislivello totale suddiviso in sette balzi spettacolari.
Siamo davanti a un labirinto di roccia e acqua, nato dallo scontro millenario tra la forza erosiva del fiume e la resistenza dei banchi di arenaria. Il risultato è un corridoio di pietra e muschio con pareti che mostrano stratificazioni geologiche impossibili da trovare altrove con questa precisione. Se stai pensando di fare una visita alle Cascate del Dardagna, troverai delle informazioni utili nei prossimi paragrafi.
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ToggleL’origine delle cascate del Dardagna
La struttura delle cascate è figlia di processi geomorfologici millenari. Il torrente Dardagna scorre su formazioni di arenaria macigno, una roccia sedimentaria che qui si presenta in banchi spessi e resistenti, alternati a strati di marna e argillite molto più teneri.
Camminando lungo il letto del fiume, ti accorgi subito che la conformazione dei salti cambia drasticamente ogni pochi metri. La lava e il basalto lasciano qui il posto a una sedimentazione marina antica milioni di anni, che l’acqua ha letteralmente “scolpito”. Nei punti in cui lo shock erosivo è stato più forte, si sono create delle pozze profonde e circolari, mentre dove la roccia è più compatta, l’acqua scivola via in lastre sottili e trasparenti. Non è un’erosione lenta e uniforme, ma un lavoro di scalpello idraulico che ha sfruttato i punti deboli della stratificazione rocciosa per creare il canyon che percorriamo oggi.
L’idrosistema del Dardagna: biodiversità e bioindicatori delle forre umide
L’ecosistema che circonda i sette salti è regolato da un microclima a elevata igrofilità, dove l’evaporazione costante e la scarsa insolazione delle forre permettono la sopravvivenza di specie altrove rare sull’Appennino. La flora ripariale è caratterizzata dal Faggio (Fagus sylvatica) e dall’Acero montano, piante che hanno sviluppato apparati radicali capaci di penetrare nelle fessure delle arenarie per resistere allo scalzamento durante le piene torrentizie. In questi anfratti umidi, la roccia è ricoperta da tappeti densi di muschi e licheni che fungono da spugne naturali, trattenendo l’umidità anche nei periodi di siccità.
La fauna del Dardagna è il riflesso diretto della qualità dell’acqua. Il simbolo indiscusso di questo habitat è la Salamandra pezzata, un anfibio estremamente sensibile agli inquinanti chimici, la cui presenza certifica l’integrità biologica del torrente. Nelle correnti ossigenate vive la Trota Fario, mentre le pareti verticali di roccia offrono siti di nidificazione per il Merlo acquaiolo, un passeriforme specializzato nel nuoto subacqueo per la cattura di larve di efemerotteri tra i ciottoli del fondo. Si tratta di un equilibrio fragile, protetto da zone di tutela integrale all’interno del Parco, dove l’impatto antropico è monitorato per non alterare i cicli di riproduzione della microfauna locale.
Dove si trovano le Cascate del Dardagna e come arrivare
Il punto di riferimento per la visita è la località Madonna dell’Acero, nel comune di Lizzano in Belvedere. Siamo nell’alto Appennino Bolognese, a metà strada tra la pianura padana e i crinali tosco-emiliani. Ecco come arrivarci:
- In auto: prendi la statale 64 Porrettana fino a Silla, poi prosegui per Lizzano in Belvedere e Vidiciatico seguendo le indicazioni per il Corno alle Scale. Il parcheggio principale è quello del Santuario di Madonna dell’Acero; nei weekend è consigliabile arrivare entro le 9:00 per evitare di girare a vuoto.
- In bus: la ditta Tper mette a disposizione corse dalla stazione di Porretta Terme verso Vidiciatico e Madonna dell’Acero, ma gli orari sono ridotti, specialmente nei giorni festivi e fuori stagione.
- In treno: la stazione utile è quella di Porretta Terme. Una volta sceso, però, devi necessariamente affidarti a un bus di linea o a un servizio taxi per risalire la valle per altri 25 minuti circa.
Il Sentiero 441: i tempi di percorrenza tra i sette salti
Per accedere al sito geologico devi seguire il sentiero CAI 441. Il percorso è tecnicamente un sentiero escursionistico (E) che richiede un minimo di sforzo fisico.
- Tratto iniziale: dal Santuario di Madonna dell’Acero parte un sentiero quasi pianeggiante che in 15-20 minuti ti conduce al primo grande salto d’acqua.
- La risalita: superata la prima cascata, il sentiero si inerpica con scalinate di legno e radici. Qui il dislivello si fa sentire: risalire tutti i sette salti richiede circa 45-60 minuti di cammino in pendenza costante.
- L’anello: una volta giunti in cima, dove il torrente si placa, puoi scegliere se tornare indietro per la stessa via o proseguire verso il Laghetto del Cavone per poi rientrare a Madonna dell’Acero tramite la comoda strada forestale (sentiero 443), che allunga il tempo totale a circa 3 ore complessive ma risparmia stress alle ginocchia.
Criticità del tracciato e gestione dell’attrito sull’arenaria
L’ascesa ai sette salti del Dardagna impone una valutazione rigorosa delle condizioni del fondo. La costante nebulizzazione idrica, unita alla natura sedimentaria delle arenarie, riduce drasticamente il coefficiente di attrito della roccia, rendendo le superfici scivolose anche in assenza di piogge recenti. È tassativo l’impiego di calzature tecniche da trekking con suola a mescola morbida (Vibram o superiori), poiché l’uso di sneaker a suola piatta espone a rischi concreti di infortunio su gradoni resi instabili dal fango e dal legno umido.
Oltre al grip, va gestito lo sbalzo termico, il microclima della forra trattiene l’evaporazione fredda del torrente, con temperature sensibilmente inferiori rispetto al punto di partenza. Una dotazione stratificata con un guscio impermeabile è essenziale per contrastare la saturazione di umidità. Infine, sebbene il sentiero 441 non presenti passaggi alpinistici, la pendenza dei balzi richiede una progressione controllata; l’ausilio di bastoncini telescopici è raccomandato per stabilizzare il baricentro e preservare l’integrità articolare durante la fase di risalita e il successivo rientro.













